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venerdì 4 luglio 2014

La musica del cielo

Mephal sapeva che non sarebbe dovuto andare di nuovo da lui. Si guardava intorno nervosamente, scrutando l’orizzonte tremolante oltre il profilo tozzo delle dune, nel timore di veder spuntare all’improvviso la sagoma scura di un catafratto romano. L’uomo con il turbante era lì, seduto tranquillamente all’ombra: la lunga asta del suo strumento spuntava dalla bisaccia, in bella vista, come se si fosse trattato di un oggetto qualunque.
Il ragazzo affrettò il passo, lanciandosi di corsa per l’ultimo tratto della stradina che congiungeva il centro di Nisibis alla spianata dove era stata costruita la chiesa. Il vecchio persiano lo vide e spalancò le braccia in segno di saluto, alzandosi faticosamente in piedi. 
“Salute, piccolo uomo!” lo salutò, colmo di gioia.
“Azad! Vecchio pazzo” rispose il ragazzo, fuori di sé dalla paura, additando il manico del liuto. “Che ti salta in mente di venire in città con quello? Sai che il governatore ti può mettere a morte!”
“L’ho fatto per te, mio piccolo sole! Per farti udire i suoni delle sfere celesti.”
“Ah! Taci! Se ti odono!”