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venerdì 31 ottobre 2014

Elogio della descrizione: perché i sensi? (in attesa del terzo pezzo facile)

Come già detto nei primi due post, qui e qui, lo scopo di questo microscopico progetto letterario, nato da un proficuo scambio con +Annalisa Scassandra sul tema della descrizione, è quello di analizzare il ruolo di una vera e propria arte specializzata, che il tecnicismo narrativo moderno vorrebbe relegare a lezioso orpello, elemento ridondante da sfrondare, inciampo ampolloso e deleterio.
La mia convinzione è che, con gusto e misura, la descrizione sia una controparte insostituibile dell'azione: senza la convincente presenza di un adeguato scenario e di un contesto fertile (fra un attimo spiego meglio il senso di questo aggettivo), il procedere della trama rischia di diventare sconnesso, la catena di conseguenze motivazionali che spingono i protagonisti si trasforma in un procedimento aleatorio, fatto di azioni arbitrarie e inspiegate, rendendo difficoltoso per il lettore sviluppare empatia con i personaggi e partecipazione alla storia, che può risultare poco credibile.

In questo senso si spiega facilmente cosa volevo dire con "contesto fertile": la cornice narrativa, una vivida descrizione di ambienti, circostanze, elementi atmosferici, azioni collaterali, in apparenza insignificanti ai fini dell'azione principale, diventano lo sfondo e il terreno da cui prendono vita le azioni e le sensazioni dei protagonisti.