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giovedì 4 dicembre 2014

Terra straniera (parte 1/2)

Memer sollevò la testa sul petto, quel tanto che bastava per vedere al di là degli arbusti in fondo al pendio erboso su cui era disteso. L'animale che gli sonnecchiava accanto si accorse subito del  movimento e drizzò le due file di orecchie; si mise a fiutare l'aria fresca, girando il capo tozzo sul collo sottile, fino a guardare nella stessa direzione del suo padrone. Una muraglia di nuvole spezzava il cielo terso come un brutto rigo su un disegno: giù a valle, lungo la striscia scura dell'Altrostrada, stava piovendo.
Brontolando, il pastore si alzò, fiutò l’aria e si avvicinò al proprio gregge; il Bopel lo seguì caracollando con indolenza. Era stato il cupo echeggiare dei tuoni a svegliarli: le bestie, inquiete, gorgheggiavano e scuotevano i larghi testoni. Sulle grosse facce piatte, oltre all’abituale maschera di ottusità e incomprensione, aleggiava un vago senso di allarme. Quando li vide giungere, il più anziano del gregge avanzò risoluto verso il custode e si mise a leccargli la mano.
- Memer, padre buono, - recitò infine l'erbivoro, con la sua voce profonda e piagnucolosa - che cosa succede? 
- Nulla, mio gregge. È solo una tempesta sull'Altrostrada. Non c'è pericolo che giunga sulle nostre colline.
La risposta rassicurante non cambiò l'espressione perplessa del capobranco, né il suo tono lamentoso.
- Ne sei certo?
Lui percepì l'irritazione del Bopel e si affrettò a tranquillizzarlo, prima che si mettesse a ringhiare e scoprire le zanne, terrorizzando tutto il gregge.
- Potete stare tranquilli: quella pioggia appartiene ad un altro mondo, come la via e tutto ciò che ci viaggia sopra.
Fissò lo sguardo sul nastro lucido d'asfalto, dove i veicoli affusolati scivolavano veloci, sollevando una coda di spruzzi, come tante piccole comete. Poi, come se stesse parlando a sé stesso, aggiunse: - Non ci riguarda. 
strada attraverso la valle della morte di notte File vettoriale