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venerdì 5 dicembre 2014

Terra straniera (parte 2/2)

Segue


Petorius, trattenendo i singhiozzi, cercava di assumere un tono solenne, ma aveva le narici piene di moccio dopo il lungo pianto e la sua voce veniva fuori stridula e ovattata: nell’insieme, l’effetto era abbastanza ridicolo. Memer però non lo interruppe.
–  Ti abbiamo affidato il nostro branco e i nostri piccoli, da moltissime stagioni, sperando di ricevere cibo e protezione.
–  E non è stato così? – Replicò, infastidito dalla piega che stava prendendo la conversazione
–  Quest’inverno è lungo e la nostra gente soffre. Credevamo che fosse colpa di un cattivo destino, ma ho sentito le tue parole sacrileghe e adesso capisco perché il Gran Padre di Fuoco è in collera con noi.
–  Senti, Petorius…
–  No. Non intendo più ascoltare la tua voce, D’ora innanzi…
–  Pensa a quello che fai, bestia!
–  … il patto di fratellanza è spezzato. Non obbediamo più al tuo giogo, rifiutiamo il tuo marchio. Noi non ti offriamo il nostro pelo e il nostro latte, rinunciamo al tuo fieno e alla protezione dei tuoi Bopal.
Quando ebbe parlato, un profondo silenzio scese nell’altura. Memer fissava il grosso animale con gli occhi stretti e le mascelle serrate. Questi non abbassò lo sguardo: ruotò invece la massiccia groppa e si avviò lentamente verso il sentiero alto, silenzioso e cupo. Gli altri lo seguirono all’unisono, senza emettere un suono: come una schiera di tristi fantasmi, sfilarono uno dopo l’altro davanti al loro antico padrone, scomparendo in breve dietro la trama degli alberi.