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sabato 19 dicembre 2015

Emme per T

Il problema, per Talbot, era l’accelerazione; nonostante i progressi della tecnica spaziale, il suo organismo non era in grado di abituarsi. Lui la riteneva una questione costitutiva, impossibile da risolvere.
- Ignorare, accidenti. Deve ignorare la sensazione – gli diceva spesso il Maggiore, componendosi al suo fianco all’improvviso. – La escluda dalla mente, si dedichi ad altro. Su questa nave – aggiungeva con sarcasmo – non mancano le distrazioni!
Ma per il Maggiore era diverso: lui era uno sciame, un agglomerato volontario di miriadi di piccoli esseri senzienti, uniti per costituire un organismo più grande e complesso. La gravità e l’accelerazione avevano su di lui, come entità risultante, un effetto trascurabile, poiché il disagio era assorbito della complessità delle sue parti e distribuito nel numero di cui quella complessità si componeva.

sabato 12 dicembre 2015

Tabelle immaginarie

La moda delle liste affascina questo nostro bizzarro secolo e, in particolare, sembra affliggere il mondo già tormentato della scrittura. Liste su liste di consigli di scrittori famosi, elenchi di parole da evitare, matrici di pianificazione della storia e dei suoi elementi, complessi schemi narrativi da seguire. 
Il post con il quale il Coniglio spera di fare in tempo a partecipare al carnevale matematico numero 93, da Paolo Alessandrini, gira un po' intorno a questa mania, osservando con poca competenza la matematica che c'è dietro alle tabelle, reali e immaginarie, che ci affaticano ogni giorno. 

Tabelle a più dimensioni?

Elenchi e tabelle sono una costante presenza nella vita organizzata moderna. Il confronto con todo list, elenchi, orari scolastici, turni di lavoro, calendari e schemi di riferimento tabulari semplici e complessi, fa parte dell'ordinaria amministrazione di quasi tutti i neuroni che ci portiamo sotto i capelli (gli uni e gli altri, chi ce li ha).

lunedì 5 ottobre 2015

Specchio di pietra

Roccia. È ovunque, intorno a me; una tomba grigia, profonda come una montagna, larga forse come tutto il pianeta. Respiro, cammino, piango all’interno di un piccolo mondo, inerte e sepolto vivo. Sono nato qui, non conosco niente altro; ma come tutti qui sotto, ho memorie inspiegabili, di orizzonti sconfinati, dell’immensità del cielo, con l’aria fresca che soffia sulla pelle; vedo in sogno soli infuocati e gelide notti,  misteriose di stelle.

Il nostro mondo è facile da descrivere; un’immensa caverna centrale, sferica e dalla superficie terrazzata; è il Centro, l’ombelico, l’unico punto nevralgico. Sul suo piano equatoriale si aprono a raggiera dodici cunicoli, ciascuno dei quali conduce ad una cavità simile, dieci volte più piccola: la sala comune di ogni Casata. Dalle pareti di ogni sala gemmano, con uno schema iterativo simile ad un frattale e per tutta l’estensione della superficie sferica, molte altre serie di cavità rotonde, via via più piccole. Le chiamiamo piazze, poi quartieri, poi case; ed ogni casa è divisa all’interno in sei settori, intorno ad un ambiente centrale: uno è l’ingresso, gli altri sono le stanze dove viviamo.

lunedì 28 settembre 2015

Il trucco

- Si tratta solo di una piccola superstizione; una mania innocua, che mi concedo da sempre.

Il Campione aveva una voce flebile, che nei toni più acuti tendeva a diventare stridente. L’addetto alla vigilanza lo squadrò di nuovo, lasciando scorrere il suo sguardo esperto sulla figura che gli ondeggiava davanti, incapace di mantenersi ferma nella stessa postura per più di qualche istante.
Era molto diverso da come lo aveva immaginato; l’idea che aveva avuto di quell’uomo, schivo e riservato, era comunque piuttosto vaga e infarcita di stereotipi. Un campione è un campione! si era detto il vigilante, mentre aspettava fuori dal Palazzo dei Giochi, impettito nella sua uniforme blu scuro, la fascia con i colori nazionali che lo costringeva a tendere i muscoli addominali. Lui era arrivato puntuale; era sceso dalla macchina dell’organizzazione con gesti impacciati, compiendo qualche passo corto e frettoloso, girando la testa qua e là, con fare disorientato, come un pollo.
 Non che il vigilante fosse un appassionato di scacchi; aveva giocato da ragazzo e ricordava le regole più importanti. A casa, da qualche parte, aveva conservato una piccola versione economica del gioco, in legno e plastica, che non veniva usata da anni. Non gli interessava il torneo e del Campione, prima di quell’incarico, aveva sentito parlare soltanto per caso, come di una delle ragioni di prestigio nazionale.

giovedì 17 settembre 2015

Word Dust - Capitolo 5

Questo racconto fa parte (e conclude) un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo lo dobbiamo a +Michele Scarparo  e alla sua propensione per tradurre in letteratura (che parola grossa per il Coniglio!) gli aspetti più paradossali della fisica moderna.

Puntate precedenti:

mercoledì 2 settembre 2015

Solarium


Lord Kentas aprì gli occhi e osservò, rassicurato, la luce verde sulla consolle di navigazione. Il pannello della porta, in legno antico e finemente cesellato, scivolò nel suo alloggiamento; la brillante luce turchese brillò familiare sul volto del nobile.
L’aria sottile, arricchita di composti aromatici, lo inebriò; uscì dalla cabina dimensionale, calcando con naturalezza le orme del percorso a bassa gravità, e percorse l’antico sentiero sotto la volta dell’immensa cupola. Si guardò intorno, mentre il bagliore gli inondava il corpo nudo, scaldandogli la pelle: il parco del Solarium era del tutto deserto. Ne fu compiaciuto, anche se non sorpreso: contare sulla sicurezza delle proprie consuetudini gli era diventato essenziale, con l’avanzare dell’età, insieme alla crescente necessità di solitudine.

Credits: http://ilrifugiodeglielfi.blogspot.it/2014/01/paesaggi-fantasy.html

domenica 30 agosto 2015

Word Dust - capitolo 4

Questo racconto fa parte di un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo lo dobbiamo a +Ximi Blogghidee e a un film di cui lei si è dimenticata!


Puntate precedenti:


Ora mi aspetto tipo quel film, un dialogo interno su se stesso, la consapevolezza che cresce piano piano...
Ximi
- Corri, vieni a vedere!
La voce del dr. Jensen aveva un timbro concitato, quasi isterico, che Linda non aveva mai sentito prima; fu soprattutto questo a terrorizzarla, ancor prima di sollevare la testa dal lettore micronico e sbattere gli occhi per abituarli alla visione normale.

lunedì 17 agosto 2015

Word Dust - capitolo 3

Questo racconto fa parte di un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo vi arriva grazie a +iara R.M. e alle richieste di "romanticismo" di +Anna Maria Fabbri 

Puntate precedenti:

Mi sembra che l'alieno abbia bisogno di Giambo e viceversa... Si potrebbe pensare alla restituzione graduale dei ricordi a Giambo, in cambio di aiutare l'alieno a raggiungere i suoi scopi.
Ci starebbe una evasione a questo punto? Giambo spettatore del suo corpo in azione! Ma chi lo sta aiutando non vuole salvarlo, ma solo riuscire a tenerlo per sé.
E cosa sta accadendo nella sala di controllo? Cosa significano quei grafici? Perché quei parametri improvvisamente sono fuori controllo? Chi altro è interessato ai segreti di cui è custode Giambo?
E Ellen è realmente estranea ai fatti che si celano dietro alle apparenze?
Io sulla sua completa fedeltà al prof. Jensen non ci giurerei...
PS: Dimenticavo... l'alieno che controlla Giambo, in realtà risponde agli ordini di un superiore con cui comunica dopo l'evasione!
Iara, R.M.

domenica 9 agosto 2015

Fragole +1

Non si può fare molto questo mese per il Carnevale della Matematica. La montagna assorbe il Coniglio nelle infinite e multiformi cure dei piccoli coniglietti e gli lascia pochissimo tempo per altro.
Si propone pertanto la presente breve nota,  frutto di approfondita riflessione e sunto di consumata esperienza sul tema, attuale, di come convincere dei bambini piccoli a camminare lungo un sentiero boschivo.
Lo strumento del "cerchiamo le fragole" è stato da secoli il mezzo principe per l'arduo scopo, efficacissimo, purché dopo  il richiamo allettante si sia in grado di mantenere la succulenta aspettativa.
Ciò richiede di trovare fragole, fresche, abbondanti, almeno ogni trenta o quaranta metri.

Quante fragole servono per contentare e sospingere innanzi i pargoli? Dopo attenta ponderazione, si propone la seguente formula generale:
Sia n il numero dei bambini, allora tutto andrà bene finché la piantina verso la quale si richiamano i piccoli viandanti contenga

Fragole=kN+1
In questo modo ogni bambino mangerà almeno k fragole  e ne avanzerà almeno una per sanare eventuali ingiustizie distributive.
Violare la regola suddetta può facilmente indurre a massive sceneggiate isteriche infantili, compromettendo l'esito della passeggiata.
Mi sovviene ora un dubbio: ma le fragole di bosco, fruttificano in modo dispari?

lunedì 20 luglio 2015

Word dust - Capitolo 2

Questo racconto fa parte di un progetto di destrutturazione narrativa: ma mano che si procede, la storia perde i suoi riferimenti, sia per i personaggi, che per chi la scrive. Solo i lettori, partecipando ai commenti, possono tenere in mano il filo di Arianna e influenzare la trama. Per esempio, questo capitolo vi arriva grazie a +Anna Maria Fabbri



Capitolo 1

Capitolo 2
Chi lo accoglierà Giambo? Che ruolo ha all'interno della colonia? Possibile che mandino in missione uno che abbia un ruolo importante con il rischio di perderlo? O è un membro della collettività che si deve riscattare? Potrebbe essere un militare non molto rispettoso degli ordini che vengono dall'alto, uno che tende a risolvere le cose a suo modo, e lo hanno spedito in una missione che nessuno è mai riuscito a portare a termine, confidando nella sua imprevedibilità umana. E se nella mente di Giambo, ora interagisse anche l'alieno per poter studiare gli umani e i loro piani?
Marta Maria Fabbri

Scendevano lente dal cielo le scie luminose delle Piccole Comete. Grumi incandescenti, accumulati nella ionosfera, che si sgretolavano lenti in miriadi di gemme di luce. La bassa gravità e la densità degli strati alti dell'atmosfera consentivano a quei granelli di fluttuare a lungo, con traiettorie bizzarre, ricamando il cielo notturno con mutevoli arabeschi. Dall'interno della cupola, in ogni spazio aperto della colonia, coloravano la notte di un chiarore iridescente. Nel centro del campo di addestramento le Comete facevano brillare le foglie dei cespugli nativi di erbazzurra. Quelle luci, come tutto ciò che accadeva oltre il cielo di Gerico, erano un fenomeno legato alla Polvere; tutti, in qualche modo, lo sapevano, ne divenivano consapevoli non appena sbarcavano, o poco dopo.
Anche Giambo, che aveva dimenticato tutto di sé, sapeva della Polvere. Pur non potendo confrontarsi con i propri ricordi, era certo di conoscere al riguardo più di qualunque cittadino umano del pianeta, forse ancora di più della stessa intelligence militare di cui, formalmente, faceva ancora parte.
- Si degna di seguire la mia introduzione, signor Giambo?

domenica 19 luglio 2015

Talassofobia

Ai bambini il mare fa bene. Ai bambini il mare fa bene. Ai bambini…

Ripeto la frase come un mantra, muovendo appena le labbra, mentre trascino un passo riluttante lungo il vialetto d’accesso allo stabilimento balneare. La terrazza del ristorante incombe come la guardiola di un campo di concentramento; intravedo la doppia fila di cabine oltre l’ingresso, ai lati di un altro camminamento che conduce alla spiaggia. Non vedo le guardie armate, ma di sicuro sono lì, che mi osservano mentre spingo il passeggino carico di grottesche borse a fiori, riempite allo spasimo: non posso concedermi un passo falso, o un minimo accenno di fuga. Avanti, testa basta, bicipiti tesi, mentre le ruote affondano nella ghiaia grossa, alta due dita.


Dentro. La muraglia compatta di ombrelloni riempie lo spazio del campo. Ai lati, barriere di corda grossa e marrone, tese fra paletti bianchi come ossa spolpate dal sole. La sabbia arroventa l’aria dove aleggiano miraggi; mi assale il lezzo di crema e carne bruciata. Il mare occhieggia in fondo alla distesa di postazioni; è piatto, azzurrognolo, punteggiato di corpi. Un refolo di brezza porta odore di salsedine e putrefazione; il ragazzo del bagno ci guida al nostro ombrellone. Lo osservo mentre cammina: muscoli dorsali ipertrofici guizzano come serpenti sotto la pelle unta. Ha le gambe lisce come i tentacoli di un polipo, il costume minuscolo incastrato fra le natiche, i capelli rasati, un’enciclopedia di tatuaggi sulla schiena e sulle spalle. Quel Superman senza mantello allunga un braccio da culturista per indicare, ieratico, il luogo e gli strumenti destinati al decubito dei nostri corpi; ombrellone, sdraio, lettino: oggetti che nascondono insidie mortali, trappole a molla pronte a scattare al minimo tentativo di regolarne la posizione, mutilando dita, unghie, falangi, a volte arti interi.

giovedì 9 luglio 2015

Word dust - Capitolo 1



L'idea di questo racconto mi è venuta chiacchierando con +Michele Scarparo e Marina Guarneri su un progetto letterario che avevamo sviluppato qualche tempo fa. L'idea era quella di un iper-romanzo, dalla trama non lineare, in cui il lettore avrebbe sviluppato linee alternative di eventi (anche se tutte convergenti) in base alle sue scelte. Un lettore onnisciente ma anche attivo nella storia, insomma.

Il tema del lettore e dei suoi "poteri" è alla base di questo piccolo progetto; nelle prossime settimane vi verranno proposti i successivi capitoli di una storia nella quale i personaggi, a cominciare dal protagonista, perdono il filo degli eventi che li riguardano. 
Ma lo stesso faremo io e il Coniglio. Si potrebbe obiettare che uno scrittore non può mai essere veramente equanime e indifferente alla sua storia; ma questo avviene se la conosce, se sa cosa sta narrando. E noi, in questo momento, non lo sappiamo!
Ci lasceremo trascinare dal vortice dei frammenti di possibili sviluppi e interazioni, senza programmare nulla, esponendovi i tasselli di un mosaico senza curarci di altro che di farli incastrare, senza nessuna idea del disegno generale. Soprattutto, non abbiamo una trama e un finale. Alla fine dell'esperimento, il racconto dovrà concludersi, ma saranno solo i lettori che hanno seguito tutto il progetto ad avere in mano il bandolo della matassa. E allora, dovrete dire la vostra.

E ora, turate il naso, copritevi gli occhi. La Polvere di parole vi aspetta.



giovedì 2 luglio 2015

Il tempo sacro e la matematica nel XIII secolo (o della velocità di fuga di Dio)

Facciamo brevi almeno le premesse: il Coniglio ha una zampa ingessata e fatica a scrivere. Argomento di questo telegrafico contributo è suggerire uno spunto inaspettato per il tema "matematica e rinascimento" proposto dal buon Dionisio Dionisi per il suo Carnevale della Matematica numero 87.
Infortunato nella sua appendice scrittoria, il leporide si consola con letture non propriamente estive; ultimamente gira con una copia di "Il tempo sacro dell'uomo" del grande Le Goff. Si tratta di un breve saggio che parla a sua volta di un "best seller" del periodo pre-rinascimentale, la Legenda Aurea di Iacopo da Varazze, Domenicano di qualche decennio più giovane di Dante.Il libro è noto per essere la seconda opera medioevale più diffusa dopo la bibbia: nell'era precedente alla diffusione della stampa a caratteri mobili, ne sono giunte fino a noi ben 1400 copie manoscritte: un numero enorme.

Ma cos'ha a che fare un libro che racconta la vita di centocinquanta santi con la matematica, e in particolare del rapporto fra scienza e umanesimo che si sviluppa in quei decenni così cruciali per la formazione della cultura europea?

venerdì 19 giugno 2015

Diventare grandi

Eh, niente, succede che un vecchio racconto di qualche tempo fa è diventato un libro. La colpa è di quelli di wizarda&blackholes, come +Michele Pinto  e +Michelangelo Rocchetti.
Insomma - soprattutto di prima mattina - è un po' una di quelle cose cariche di sentimenti contrastanti, come una piantina che fiorisce dopo che l'hai annaffiata per un bel pezzo, o un bambino che finalmente impara a fare una cosa che non gli riusciva. Ma si parla di roba di Conigli quindi è molto, molto meno romantico di così.
Per farvi un'idea, c'è della roba aggiuntiva che ho scritto ieri. Molto, molto poco romantico, per dire.

SE NON MI AMMAZZANO GLI ORGANICI
di Spartaco Mencaroni
Il cielo livido era spazzato da un vento impietoso; raffiche improvvise si alternavano ad brevi vortici, rimescolando brandelli di vapori nerastri sullo sfondo argentato delle nuvole. Sotto quella cortina, l’immensa pianura era attraversata dalle tracce delle colonne corazzate, righe scure che serpeggiavano verso il niente, prima che il fango rimarginasse le cicatrici lasciate dai cingoli e dalle gigantesche ruote.

mercoledì 17 giugno 2015

Un oceano non misurabile di pace

"Lavoro al mio romanzo con la meticolosità di un tarlo nella cornice di un quadro, in una casa già in fiamme". Sono queste parole di Robert Musil, che descrivono il lavoro attorno alla sua opera più importante, ad avermi dato l'ultima spinta verso l'impresa della lettura integrale del suo ponderoso capolavoro, "L'uomo senza qualità". Opera mastodontica e incompiuta, romanzo senza trama, digressione priva di una conclusione, un cammino dialettico, un esplicito messaggio.
Il libro si può tranquillamente definire tignoso, (ciao +Romina Tamerici ) ma l'impresa di portarne a termine la lettura merita di essere presa in considerazione per più di una ragione; di ciò, in poche righe, io e il Coniglio cercheremo di convincervi. Anzitutto superiamo un equivoco; sebbene il tomo sia stato definito un libro senza una vera e propria storia, un mosaico di digressioni, il prototipo del "romanzo - saggio" e, quindi, una sorta di chimera senza capo né coda, la trama è presente e piuttosto lineare. Ma come avviene per opere paragonabili - ad esempio il più noto Ulysses di Joyce - gli eventi raccontati sono un'impalcatura scarna, quasi insignificante nell'insieme delle migliaia di pagine di cui si compone l'opera; come il reticolo di un gazebo, serve per potervi innestare una ramificata e fiorente serie di digressioni filosofiche. Se è la storia, che vi interessa, trovate tutto nelle  righe che la Wiki dedica al libro.

domenica 14 giugno 2015

Canta intrepido: amori e fantasie del merlo matematico numero 86

È quasi notte; nel cielo brunito, striato dai riverberi tardivi del tramonto, dondola indolente una falce di luna. La luce è incerta. Un soffio lento carezza il mare, e come il respiro di un amante ne increspa le acque di lapislazzuli. La brezza lieve sale fra gli arbusti, impregna le vecchie strade incrostate di sale, si intrufola fra le imposte socchiuse; nell'aria calda e sottile, il profumo dolce e violento dei boccioli del gelsomino ricorda che ancora primavera.Dell'amore e della fantasia, questa è la stagione.
Da qualche parte, un merlo canta intrepido; gorgheggia e sembra dire "è stagione anche per la matematica".


Benvenuti al Carnevale della Matematica, edizione numero 86. Può darsi, è una di quelle cose con probabilità non nulla, che ci sia qualcuno là fuori che legge questo post e non sa di cosa stiamo parlando. Ne da piena e succinta informazione il buon Maurizio Codogno nel sito di appoggio dell'iniziativa, che trovate qui: http://xmau.com/wp/matematti/

martedì 2 giugno 2015

Ultimo desiderio


Un uomo avido, nel pieno dei suoi anni, giunse infine in possesso della vera lampada dei desideri. In preda alla più viva eccitazione, si chiuse nella propria stanza e si diede a sfregarla vigorosamente, ottenendo in breve di far comparire il genio.

Questi, ben diverso da come l’uomo se l’era immaginato, pareva un essere mite e tranquillo; appariva sereno, posato, del tutto disinteressato alla faccenda. Spiegò la questione dei tre desideri, così come la riportano le tradizioni consuete: nessun limite, se non quello del numero, e di un corretto enunciato, privo di ambiguità.
- Fai attenzione – raccomandò – alla precisione e al rigore della tua matematica: molti, prima di te, si sono dannati l’esistenza proprio per questa superficialità.
L’uomo aveva da tempo preparato i suoi piani, riflettendo con cura, perciò espresse senz’altro la sua volontà: - desidero queste tre cose: una miniera inesauribile, che contenga una quantità infinita di pietre preziose, una illimitata fonte di energia per estrarle, e un’esistenza di durata infinita per potermi godere potere e ricchezze.

giovedì 28 maggio 2015

Meglio soli che nani

Oggi mi sono imbattuto in un bell'articolo di +Michele Diodati su Astroblasto (grazie a +Marco Cameriero per la segnalazione), che racconta con brillante leggerezza delle bizzarrie orbitali della coppia più emarginata del sistema solare.
Scriverci un limerick mi pareva il meno. Dal post, peraltro, è tratta l'immagine che accompagna la scarna metrica conigliesca di oggi.


Meglio soli che nani
V'è Plutone, irriso astro nano,
che è creduto star solo e lontano.
Curioso destino,
ma a guardar da vicino
va tenendo Caronte per mano!

lunedì 25 maggio 2015

Crisi industriale

Il Presidente Miovsky ruotò il pomello del campo gravimetrico con un minuscolo gesto delle dita sottili; le due eleganti poltrone anatomiche vibrarono, mentre i giroscopi ne stabilizzavano la discesa. In pochi istanti, il suo sedile e quello del suo ospite erano di nuovo posati sul pavimento del salone, al centro della grande cupola di cristallo che ne costituiva buona parte del soffitto. Al di là delle pareti invisibili, l’aurora boreale allungava le sue dita spettrali contro il manto gelato dell’oceano di Cerere, quattrocento chilometri più in basso.
- Spettacolo notevole, non è vero, Consigliere?
Il bicchiere di ghiaccio vetrificato dondolò nella mano del Consigliere I’Chan e il livello del liquido ambrato al suo interno oscillò leggermente.
- Magnifico, Presidente – concesse. - Posso dire di aver visto ben poche cose altrettanto sbalorditive nella mia breve vita.
- Lo spazio, mio caro I’Chan, è l’unica cosa che è rimasta, per quelli come noi.
Un gesto dell’ospite, deferente e cortese, lo indusse a chiarire il suo pensiero. Di nuovo le dita sottili sfiorarono il bracciolo della poltrona; le note velate di un’antica sinfonia di Debussy riempirono la stanza, come gocce di pioggia in un tramonto d’estate.
- Chi è mosso dal vento del progresso – continuò - non può che sospingere innanzi a sé le frontiere di questo nostro piccolo mondo. E l’unica direzione in cui è possibile progredire, oggi giorno, conduce là fuori, oltre i confini del Sistema Solare; non c’è niente, al di qua di quel limite, che valga la pena di esplorare.

sabato 23 maggio 2015

Uno meno gli eventi a sfavore

L'uomo vestito da clown sospinse la pesante porta di metallo, fece qualche passo silenzioso nel corridoio in penombra e gridò: - Buon compleanno!
Le luci basse dell'illuminazione notturna disegnavano aloni soffusi alla base delle pareti; oltre la vetrata grande, proprio difronte al salottino dei visitatori, un'alba incerta dondolava sopra l'orizzonte tappezzato di nuvole grigie. 
- Di nuovo con noi? – lo apostrofò una voce stanca.


mercoledì 20 maggio 2015

Nuova variazione odontoiatrica

Chi ci ha seguito conosce il giochino delle "variazioni" sul Thriller paratattico proposte da Helgado su "dadovestoscrivendo".
La cosa è proseguita e oggi è la volta dello sviluppo giornalistico. Noir, molto noir.

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
Alfred Hitchcock con Helgaldo

Messieur le Lapin si improvvisa adesso giornalista, settore "storie di vita".
Credits per l'immagine

lunedì 11 maggio 2015

Quanto livore!


Questo mese ho deciso di non partecipare al concorso per i racconti in 200 caratteri, presposto come di consueto dalla fertile mente organizzatrice di +Romina Tamerici e dedicato alla parola "Livore". Ciò è motivato dal fatto che il Coniglio ha ricevuto delle velate minacce culinarie da alcuni dei concorrenti (che vi invito a leggere, nella deliziosa versione da caccia grossa comparsa fra i racconti in gara); il pavido animale, resosi conto del livore che hanno suscitato i suoi precedenti piazzamenti, si è trincerato nella tana in attesa del prossimo plenilunio, cosa che avverrà il 2 giugno, ben oltre il tempo massimo per la partecipazione alla kermesse.



Rimasto solo, non mi rimane che puntare tutte le mie carte sul torneo parallelo, come specificato qui sotto, inserendo qui i miei racconti da 200 caratteri in forma pubblica, fuori gara.
Stante la situazione, ho pensato di dedicare un primo trittico di strofe, tutte al di sotto del limite, al livore che avvelena l'esistenza :-P

venerdì 8 maggio 2015

Esecuzione perfetta

Al termine di un giorno di sole, nell’aria immobile dell’autunno, un ristretto gruppo di persone era seduto in un cerchio di eleganti sedie da giardino, al centro del parco.
Un grande acero elevava i rami al cielo limpido, senza traccia di velatura; dai rami, di tanto in tanto, volteggiavano solenni larghe foglie, tinte interminabili di gradazioni accese, dal carminio al vermiglio,  screziate di porpora. Le foglie rosse indugiavano contro lo schermo bianco del tronco, disegnando arabeschi di vivo dolore. Al centro della scena, l’ultima luce dorata contornava le dita sottili di Eric, sospese sul rigido alternarsi cromatico dei tasti di uno Steinway; aleggiava l’ansia di una fervida attesa. Il giovane abbassò le dita; aghi di tristezza cristallina si sollevavano dalla cassa del pianoforte e scintillavano nell’aria immobile, resi visibili agli occhi dell’anima dai raggi di quell’ora, sacra e violenta, che precede il crepuscolo, come i granelli di pulviscolo in una stanza socchiusa.

martedì 5 maggio 2015

Le variazioni Hitchcock

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L'idea, di quelle buone per chi ama le sfide creative, si sta sviluppando dalle parti di "Da dove sto scrivendo", grazie all'iniziativa di Helgado, che sta continuando a proporre interessanti variazioni su un brano di Hitchcock.

Il gioco della variazione su un tema è antico come la creatività della mente matematica, come la profonda e acuminata bellezza della musica e della sua ricorsività; Di esempi illustri, la letteratura abbonda, e non c'era certamente bisogno che ci mettessimo anche noi, masticaparole da osteria, ad accodarci a Queneau, Umberto Eco e Bartezzaghi.  
Eppure, la tentazione è così forte che molti autori hanno affilato le penne e raccolto le sfide via via che sono state lanciate da Helgado. Anche il Coniglio ha fatto la sua parte e, siccome l'idea sembra promettente e gravida di sviluppi interessanti, ha scritto questo post per condividerla, invogliarvi a seguire il blog e tenere traccia delle proprie variazioni sul tema, man mano che usciranno dalla Tana.
Buona lettura e, spero, buona partecipazione!

sabato 2 maggio 2015

La poesia dell'ottava lezione di fisica

Le frasi che seguono sono tratte dal piccolo libro "Sette brevi lezioni di fisica", un'intelligente iniziativa editoriale di Adelphi, da augurarsi* coronata di successo; nel breve saggio un ispirato Carlo Rovelli propone sette di quelli che Feyman avrebbe forse chiamato "pezzi facili". Chiacchierate fra appassionati, aperte e brillanti, per nulla ostili all'intuizione di chi non ha confidenza con la fisica moderna o competenze scientifice di settore; il tutto funziona, a cominciare dallo stile, coinvolgente e scorrevole, senza per questo riunciare a toccare argomenti di amplissimo respiro e, in ogni senso, di frontiera.

Ma ciò che ho trovato unico in questo elegante e armonioso gioiello, è la sua poesia: la visione di chi conosce l'incanto, la meraglia della scoperta, e ha negli occhi lo scintillio che rimane quando si percepisce la vastitò di ciò che è ancora da scoprire. Non manca, oltre alla trattazione dei grandi misteri della fisica dell'ultimo secolo - decisamente aperti - una riflessione sul posto che occupa l'uomo "in questo mondo sterminato e rutilante".

Tutto questo, quanto segue, e quanto spero vorrete leggere da soli, è ciò che da il titolo a questo post; un'insieme di sensazioni che vibrano in profondità, l'abbozzo di una visione, personale e ampia, che affascina, e non può lasciare indifferenti

domenica 26 aprile 2015

Il (non) carnevale della fisica numero 8

Si chiude, con questa settimana, il mese dedicato alla consapevolezza matematica: sul web, l'evento è stato ampiamente ricordato, fra il resto, anche nell'edizione numero 84 del Carnevale della Matematica, ospitato dai ragazzi di Maddmaths!  e dedicato ai mestieri matematici.

Già, perché il tema della consapevolezza è qualcosa che, di tanto in tanto, sarebbe il caso di applicare a tutto quello che tendiamo a dare per scontato; un destino riservato a tutte quelle cose che funzionano e non si vedono, che ci sono ma non richiedono la nostra attenzione per funzionare. Insomma, tutto ciò che "grazie a lui" qualcos'altro è possibile.

Viviamo in un mondo complesso, ben al di là dei nostri limiti di natura; la maggior parte di noi è immersa in un contesto tecnologici e scientifico di cui conosce soltanto a grandi linee i meccanismi fondamentali: dal punto di vista storico e antropologico, questa condizione non assomiglia a niente che la specie umana abbia mai conosciuto prima degli ultimi cento anni. Non che i contadini del medioevo o del rinascimento fossero al corrente dei progressi scientifici del proprio tempo, ma il gap tecnico e culturale che doveva riempire un vetturino del XVIII secolo per comprendere il funzionamento della sua carrozza era molto minore di quello che impedisce ad un guidatore di tram dei nostri giorni di riparare da solo una vettura elettrica in panne. 
Se poi dalla tecnica applicata si passa alla teoria, si può affermare che mai come oggi la maggior parte di noi viva circondata dall'applicazione pratica di principi che non comprendiamo.  

mercoledì 22 aprile 2015

Chi ben comincia...

Il titolo giò dice parecchio. Questo post è la risposta del Coniglio al meme lanciato da +Marco Lazzara (che a dire il vero ho scoperto leggendo quella di +iara R.M.); l'idea è quella di condividere gli incipit di 10 libri che hanno significato molto nella vita di chi li presenta. Inutile dilungarsi, quindi, visto che di roba da leggere ce n'è, e molto più interessante di quello che posso scrivere io :D
Alla prossima!

martedì 21 aprile 2015

Agente governativo

Nota: questo racconto è uscito il 17 aprile 2015 sul sito di "Mi metto in gioco" e partecipa alla piccola disfida "parole a caso"; come si intuisce dal titolo, si tratta di scrivere un racconto utilizzando otto parole, che sono: automobile, cappello, dentifricio, lettera, scrivania, ruota, cane, ombrello.

Che poi quest parole siano state trovate in foglietto arrotolato dentro una bottiglia da un gruppo di balenotteri filibustieri, subito dopo l'arrembaggio del Pequod, beh questa è un'altra faccenda (ed è per questo che dovreste leggere il post di cui sopra...)

E ora, il racconto.



- Creston vive laggiù, dall'altra parte della collina.

Il vecchio fece vibrare più volte le palpebre cispose e poi aggiunse: - Se è ancora vivo, si intende. 

venerdì 17 aprile 2015

Nessuno è un'isola. Nemmeno il diavolo

Si dice da secoli che nessun uomo è un'isola. Ma si sa che gli aforismi, con il tempo, perdono la loro valenza universale e diventano forme cristallizzate di pensiero; anche se alcuni di loro risplendono come stelle di intramontabile ispirazione, ogni idea è legata al proprio contesto, e non può continuare in eterno ad apparire come una novità.  
Così possiamo dire che oggi, più che a delle isole, gli uomini digitali rischiano di assomigliare ad una folta schiera di naufraghi, sballottati nel mare immenso e mutevole della rete. Le isole si incontrano ancora, naturalmente, ma come luoghi di approdo e di interazione. 
A volte un vento fortunato o la consumata esperienza di naviganti ci conduce in qualche posto dove valeva la pena di sbarcare; luoghi ameni, dove si sosta volentieri, e si riparte con le stive più piene e la nave più in ordine di quando si è arrivati. 

mercoledì 15 aprile 2015

Scegli la tua avventura diventa un ebook gratuito!

Nel novembre 2014 nasce su questo blog il meme “Scegli la tua avventura”, ispirato a un’ omonima collana di narrativa per ragazzi in voga un paio di decenni fa. I libretti, di formato tascabile e di facile lettura, adatti all'età della prima adolescenza, avevano la caratteristica di proporre storie interattive. Tra giochi di ruolo e avventure grafiche, permettevano di orientare il destino del protagonista richiedendo al lettore di intervenire nei momenti cruciali dell'avventura, attraverso una scelta fra due possibili opzioni.  
Una volta compiuto il processo di immedesimazione è inevitabile immaginare il seguito, riferirsi emotivamente alle azioni di un protagonista che ci coinvolge, in positivo o in negativo, fino a giungere ad anticiparne le scelte, sperando con trepida partecipazione che la narrazione prosegua nel filone desiderato. Non sempre va così, è ovvio: il disattendere le nostre aspettative di lettore è il gioco sadico di chi scrive. Se condotto con maestria, questo alternarsi di frustrazione ed emozione rende irresistibile la lettura.
Ma se... 

"Se i libri o i racconti si fermassero dopo venti o trenta righe, lasciando a chi legge l'incombenza di completare il resto del lavoro? Una bella comodità per chi picchia sulla tastiera! 
Credo che sarebbe interessante vedere quante diverse storie possono emergere, dove si sono spinte, e in quante direzioni diverse, le immaginifiche menti di altrettanti lettori.
Da queste considerazioni è nata l'idea di riproporre un Meme dal titolo "scegli la tua avventura", iniziativa che parte qui sul Coniglio Mannaro ma che può essere raccolta e ribloggata da chiunque, con qualunque mezzo"

domenica 12 aprile 2015

Circolarità

La luce del tramonto filtrava dai finestroni sul lato dell’aula, si faceva largo in un oceano di pulviscolo scintillante e illuminava la vecchia cattedra in mogano, disegnando sulla lucida superficie un rombo sbilenco di sole. Il suo riflesso incorniciava la folta chioma canuta di Miss Penrose con un alone dorato mentre lei, dando le spalle alla classe, completava la scrittura di una lunga formula sulla lavagna.
Mikerson udì i ticchettii sincopati del gesso prima ancora di aprire gli occhi. Si accorse di ricordare ogni cosa con precisione: i suoni, i volti dei compagni, la foggia degli abiti, perfino gli odori di quel caldo ottobre del 1964 gli parvero subito familiari.
Gran Dio! pensò, trattenendo a stento la voglia di balzare in piedi, nel suo corpo nuovamente diciottenne, e gridare a squarciagola. Ce l’ho fatta davvero! 

martedì 7 aprile 2015

Messaggi dalla frontiera



Questo racconto è liberamente e sfrontatamente ispirato a "I Sette Messaggeri" del grande Dino Buzzati. Oltre a fornire un esempio di scellerata irriverenza, degna del peggiore dei Conigli, partecipa pure al Carnevale della Matematica 84, curato da Roberto Natalini sulle pagine ben più serie di Maddmaths!
Nella kermesse si parla di mestieri matematici e noi, l'unica scusa che abbiamo, è sostenere che ci sia anche un mestiere della burla, del grottesco e della cialtronaggine; che ci crediate o meno, la matematica serve anche ai fedifraghi

sabato 28 marzo 2015

Le navi e l'immenso


Questo post nasce da un'idea di +Anna Massè , che dal suo #scifiblog ci chiede di parlare, con un'immagine e/o una citazione, di cosa significa per noi la fantascienza. Ebbene, eccoci qui. Cominciamo con l'immagine, che è un quadro ad olio di un pittore italiano:
Credits: Luca Papaluca, Veliero in navigazione - olio su tela, cm. 50x70

La citazione:
Non un alito di vento, non un'increspatura sulla superficie del mare, non una nube nel cielo. Le splendide costellazioni dell'emisfero australe si disegnano con incomparabile purezza. Le vele del Bounty pendono dagli alberi, la nave è immobile, e la luce della luna, impallidendo davanti all'aurora che si sta alzando, illumina lo spazio d'un bagliore indefinibile."
 J. Verne, Gli ammutinati del Bounty

Il perché
Ogni bambino è stato in piedi, a luci spente, contro una finestra buia. In silenzio, sbirciando il viso nero della notte, consapevole di avere alle spalle le luci soffuse della casa, il sicuro chiacchiericcio dei grandi, e davanti a sé un vetro robusto che non si può superare. Non so pensare ad un'altra cosa, che evochi di più quel senso di smarrimento e attrazione verso l'immensa vastità del buio sconfinato, inaccettabile e terrificante, a meno che non ci si trovi irrimediabilmente al sicuro. 

venerdì 27 marzo 2015

Il cronogatto e gli spaghetti

Tempo fa fui colpito, per il tramite di +Michele Scarparo , da un acuto post molto dettagliato, che parlava della necessità di seguire un preciso cronotopo durante la narrazione delle scene. Fornire al lettore riferimenti e contesti definiti, assicurare la massima verosimiglianza. Coerenza interna, precisione, rigore oggettivo. 

Consiglio di leggerlo

Fatto? Bene. Dunque la libertà sperimentale, la narrazione per immagini fluide, l'evocazione di pure emozioni, come lampi di luce contro lo schermo buio del possibile? Roba superata, demodé. Letteratura arcaica da ammirare, tuttalpiù, a distanza, in qualche vecchio maestro dei tempi andati, sperando che non ritornino. 

Secondo voi il selvatico coniglio poteva essere d'accordo? 
No.

Un giorno ordinario, in un certo mese dell'anno, qualcuno spezzò con disinvoltura un piccolo mazzo di spaghetti. Il gesto ottenne di dividerli in due gruppi disomogenei e generò un numero imprecisato di frammenti minori, che andarono senz'altro perduti.
I rimanenti bastoncini di semola di grano duro, diversamente spezzati, vennero lasciati cadere verso una superficie tumultuosa di acqua bollente, salata a dovere, contenuta in una pentola di adeguata capienza. Il movimento della mano, che fu preciso, tradiva nell'esecuzione una consumata esperienza, frutto senz'altro della lunga consuetudine; tale impressione trovava conferma nel fatto che l'uomo, nel compiere i suoi movimenti, conversava con naturalezza.

lunedì 23 marzo 2015

Fugace avventura

Un solco di luce, che riga il tramonto, 
un rimbombo eteroclito di tuoni lontani
e sei partita.

La scia del tuo aereo si dissolve meno in fretta 
del profumo che mi hai lasciato fra le dita. 

venerdì 20 marzo 2015

Ritorno alla luce

Questo post partecipa all'evento "Ponti che uniscono", il primo contest letterario gemellato con evento fotografico.
Oh, chi frequenta la tana del Coniglio sa che su cose del genere, da queste parti, c'è sempre lo zampino dell'inesauribile +Ximi Blogghidee che in questo caso si è avvalsa della collaborazione di +Davide Rossi e del suo talento fotografico e organizzativo.

La prima parte dell'evento si è conclusa con la vittoria della meravigliosa fotografia che vedete qui, di +Daniele Bisognin
Ed ora, riposte le reflex, entrano in campo le penne. A questa immagine è dedicato un racconto del Coniglio, dal titolo "Ritorno alla Luce". Il limite prescritto è di mille caratteri.


mercoledì 18 marzo 2015

L'eleganza non è tutto

Di recente pare che i premi letterari in Italia si siano avvicinati ad un numero a 3 cifre. Se ne è accorta anche la Donna Camèl, ossia +Bianca Maria Carchidio analizzando la fioritura della stampa specializzata dopo la candidatura del Libro di Elena Ferrante al premio Strega (che poi la faccenda è del tutto legata al problema del valore intrinseco di quel che si scrive, indipendente da chi lo sponsorizza e come). 
L'argomento è vitale, cruciale, esistenziale. Chiedetelo a Bulgakov, per dire, che fino ad un giorno prima di morire teneva le carte in un cassetto, cercando di evitare un soggiorno in Siberia.
Invece la faccenda, quella della Ferrante e di Roberto Saviano, a noi semplici conigli ci serve solo come introduzione per spiegare come mai la Donna Camél ci ha comandato un insolito Esercizio di Scrittura.
Dunque, basta introduzioni. Sotto con le regole dell'EDS

lunedì 16 marzo 2015

La ladra di parole 3/3


La consegna degli abiti si svolse in un silenzio cupo. Sila era salita nel buio per altri duecentodiciotto gradini, che questa volta si era ricordata di contare, fino ad incontrare un altro pianerottolo illuminato. L’apertura sulla parete dava l'accesso ad un locale basso e stretto, che assomigliava ad un magazzino; la Guardia, seduta dietro un tavolaccio all'ingresso, le consegnò un involto di stoffe e le indicò un paravento in un angolo della stanza. Sila si cambiò in fretta, rabbrividendo nell'aria gelida, poi si avvicinò all'uomo per consegnarle i suoi abiti. Solo in quel momento, uscita dalla penombra, si accorse che la veste che aveva indossata non era scarlatta, come quelle degli altri prigionieri, ma brillava di un vivido turchese.

- Getta pure i tuoi abiti nel contenitore laggiù, e poi seguimi.
Sila obbedì e andò dietro al passo svogliato della Guardia. Quando questa si avviò verso l'alto, proseguendo la salita lungo la cupa scalinata, non seppe trattenere un'esclamazione di sorpresa, che l'altro ignorò. In silenzio e nell'oscurità, salirono molto a lungo; dopo i primi cinquemila gradini lei smise di contarli, concentrandosi sul proprio respiro affannoso e sul dolore pulsante dei muscoli.
Durante l'ascesa avevano oltrepassato diversi pianerottoli, che davano accesso ad aperture nel pozzo del tutto simili a quelle che aveva già visto nei livelli inferiori. Al di là si intravedevano stanze di vario genere, che le parvero di volta in volta magazzini, dormitori, eleganti strutture simili a chiese, o biblioteche. In un caso le sembrò di scorgere un'immensa piazzaforte, dalla quale a sua volta si dipanavano molti corridoi, scavati nella pietra, grandi come viali; i rumori e le immagini che colse le diedero l'impressione di una sorta di città sotterranea, contenuta in quel pazzesco edificio. Considerò la possibilità che tutto, a cominciare dalla sua cattura durante il volo, fosse soltanto un'allucinazione, un elaborato sogno indotto dalle droghe: ma allo stato attuale, non faceva alcuna differenza. La sua realtà era tutta lì, nel cerchio di penombra dove metteva i piedi, nel dolore alle gambe, nel respiro aspro che le spezzava il torace.

domenica 15 marzo 2015

Le 5 cose che



Succede che una fanciulla blogger e appassionata di scrittura che si fa chiamare +Sylvia Green ha aperto sul suo blog una nuova rubrica, chiamandola #writingtag. Questa è ispirata ad una tendenza, in auge su youtube, per la quale si fanno video sul tema "le cinque cose". Sylvia ha deciso di fare una cosa del genere, coinvolgendo altri amici virtuali, su argomenti scelti da lei, ma utilizzando la forma scritta. Ed è un bene, perché il Coniglio non avrebbe avuto alcuna possibilità di comparire in un video!

Ordunque, siamo stati chiamati in causa per un #writingtag relativo alla scrittura; una cosa nata dalla passione per un noto "format" di video su Youtube che consiste nella creativa enunciazione di gruppi di cinque elementi, connessi da un tema. Quindi il titolo è: "Le cinque cose che proprio non sopporto in un testo scritto".

giovedì 12 marzo 2015

La ladra di parole 2/3


- Lei sapeva che il primo uomo ad intuire qualcosa della realtà ultima dell’universo fu ucciso dai suoi stessi compagni? Aveva sfiorato con le proprie mani impure un lembo del velo inviolabile steso sulla realtà, affinché noi non la contaminiamo.


La voce del Ricondizionatore sembrava provenire da molto lontano e, allo stesso tempo, era subito tutt’intorno alla sua testa. Un punto, nessun punto, tutti i punti; Sila si domandò che senso avesse la sua concezione dello spazio, in un contesto come quello. Sapeva che l’avevano addormentata, prima di lanciarla alla deriva in una delle Capsule di Trattamento, in prossimità di uno dei numerosi satelliti che orbitavano a grande distanza da Retelgeuse. Si sforzò di scacciare quel pensiero e la sensazione di vertigine che l’aveva assalita. Considerò la sua assenza di peso e l’impossibilità di percepire, nel vuoto interplanetario, un qualche punto di riferimento.

- Si chiamava Ippaso. È successo quasi tremila anni fa, in una regione della Terra che gli uomini hanno chiamato Magna Grecia; a quei tempi, il mondo non era meno civilizzato di adesso, e forse più consapevole della necessità di un limite.

mercoledì 11 marzo 2015

Relazione fra rapporto rinocraniale ed età anagrafica nel "Suis loquens anglicus"

Partiamo con una dichiarazione d'intenti: fin dai tempi antichi è noto che bizzarria, e tendenza a trascendere la realtà, sembrano caratteristiche legate indissolubilmente alla personalità del celeberrimo irrazionale a cui è dedicata questa edizione del Carnevale.


Invero, la sua presenza, come quella dei suoi simili (gli irrazionali e i rapporti incommensurabili dai quali derivano) ricorre con pervicace costanza all'interno dei più insospettabili contesti, inserendosi a gamba tesa all'interno delle relazioni più innocenti, come quella, che costò la salute a Pitagora e la vita a Teano, fra il lato del quadrato e la sua diagonale.


Ed è altrettanto inconfutabile che l'albero della scienza ama far germogliare le proprie verità anche dalle ramificazioni più improbabili, all'apparenza disseccate e ridondanti, e che molte delle scoperte che hanno marcato il passo dell'evoluzione culturale umana sono nate dai contesti più impensabili ed eterodossi (Eterocliti, diremmo, per amor di collegamenti fra iniziative interessanti)


Dunque non c'è ragione per cui una mente irrequieta, curiosa e intraprendente, come quella del Coniglio, non possa approfittare delle sue attuali condizioni familiari per chiedersi, con spirito sperimentale e un qualche rigore metodologico, se esista una relazione precisa che lega la dimensione del naso a quella della testa nei personaggi principali di "Peppa Pig", e se tale relazione è a sua volta funzione dell'età anagrafica dei soggetti in questione.


Tutto questo dovrebbe dirla lunga sulle "peculiari e attuali condizioni familiari" di cui sopra, e sul tempo in cui la televisione di casa è tristemente puntata sul canale 43 del DT.

domenica 8 marzo 2015

La ladra di parole - 1/3

Spesso mi sveglio di notte e sono impregnata di quell’odore; aspro, pungente, come la muffa; non riesco a levarmelo di dosso. La stanza ne è invasa, mi impedisce di respirare. Rivedo le pagine: la finestra è socchiusa e lascia entrare una lieve brezza. I fogli si agitano con piccoli scatti convulsi, come un groviglio di serpenti. Alcuni minacciano di sollevarsi in volo, sbattono furiosi, come ali staccate dal corpo. Mi allontano dal tavolo, disgustata; vedo il nugolo di pulviscolo che si stacca da quella carta schifosa e invade la stanza, cercando di entrare nei miei polmoni. Vorrei fuggire, ma l’orrore mi paralizza  e non riesco ad andare né avanti né indietro.

Un brusio lontano e indistinto cresceva d’intensità, spingendosi dal nulla fino ai margini della coscienza della ragazza; alla fine si rese conto che l’IA l’aveva interrotta con una delle sue domande.
- …nel sogno?
- Cosa?
- Ho chiesto se questo succede nel sogno.

martedì 3 marzo 2015

La colonia "F"

In questi giorni il Coniglio ha un po' da fare. È impelagato in un paio di progetti complessi, ha una congiuntura lavorativa sfavorevole e vive in una famiglia i cui membri più piccoli hanno raccolto il peggio del panorama microbico circostante per portarselo a casa. 
Questo vuol dire che stasera vi propino una carota dalla "riserva", un modo carino per dire "roba vecchia che avevo nelle budella del Dropbox".
Spero che vi piaccia. 
Ma, se non vi dovesse piacere, se fosse più brutto del solito, ne saremo anche più felici; perché vuol dire che ehi, insomma, a furia di scrivere siamo migliorati! 

Il Cittadino era seduto da un lato del tavolo, nella tipica posa dei veterani delle Colonie: la grossa testa gli ondeggiava lentamente mentre parlava, come un frutto maturo che stesse per cadere dall'albero.
Gli stranieri gli chiesero educatamente come si chiamava, ma questo sembrò stranamente irritarlo.
"Come mi chiamo non ha importanza", disse "non abbiamo l'abitudine di usare un nome fra di noi. A voi sembrerà molto strano, certo. Il fatto è che qui alla colonia F siamo felici, e le cose ci vanno bene così".
Gli altri capirono che non era il caso di interromperlo.

giovedì 26 febbraio 2015

All’improvviso, l’amore.

Sei arrivata prima di quanto pensassi. Desiderio inatteso in un pomeriggio limpido, alla fine dell’inverno. Mi stavi aspettando nella mia stanza, ancora avvolta nella tua mise da viaggio. Entro in silenzio, socchiudo la porta alle mie spalle: il mondo, i suoi rumori, rimangono fuori. Senza inutili parole ti aiuto a liberarti di ciò che ti avvolge; uno strato dopo l’altro si ammucchiano sul tavolo in una pila informe: una nota goffa di tenerezza, che contrasta con la grazia della tua bellezza.
Il profilo del tuo corpo nudo imprigiona il mio sguardo: l’orizzonte si ferma allo scintillio della luce dorata sulle tue linee affusolate, si riempie del riverbero argenteo che emana da te. Resto immobile, lasciando che sia soltanto lo sguardo a bearsi delle tue grazie, rimandando ancora un istante il piacere di toccarti per la prima volta. Poi d’improvviso non resisto, le mie dita ti sfiorano; è una carezza decisa, fremente di desiderio, e tu non ti sottrai. Avverto le tue forme piene e accoglienti che rispondono al mio tocco: è un invito ad avanzare, guidare il nostro gioco amoroso. Non mi faccio pregare e lascio le mie mani libere di seguire l’istinto. Tu ti apri subito, con rapida dolcezza: sei pronta per la nostra prima volta.
Dominando una lieve vertigine, faccio scivolare la mia mano sotto la scrivania ed apro il cassetto, rovistando per cercare l’unico oggetto di cui abbiamo bisogno in questo momento.
L’unica cosa che ci manca.

Apro il blocco note sul tavolo e iniziamo a scrivere; il flusso d’inchiostro scorre sulla carta senza sforzo, fluido e naturale. Pennino Parker, tratto medio,  acciaio rodiato: me l’avevano detto che era uno schianto, la Sonnet CT.