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sabato 28 marzo 2015

Le navi e l'immenso


Questo post nasce da un'idea di +Anna Massè , che dal suo #scifiblog ci chiede di parlare, con un'immagine e/o una citazione, di cosa significa per noi la fantascienza. Ebbene, eccoci qui. Cominciamo con l'immagine, che è un quadro ad olio di un pittore italiano:
Credits: Luca Papaluca, Veliero in navigazione - olio su tela, cm. 50x70

La citazione:
Non un alito di vento, non un'increspatura sulla superficie del mare, non una nube nel cielo. Le splendide costellazioni dell'emisfero australe si disegnano con incomparabile purezza. Le vele del Bounty pendono dagli alberi, la nave è immobile, e la luce della luna, impallidendo davanti all'aurora che si sta alzando, illumina lo spazio d'un bagliore indefinibile."
 J. Verne, Gli ammutinati del Bounty

Il perché
Ogni bambino è stato in piedi, a luci spente, contro una finestra buia. In silenzio, sbirciando il viso nero della notte, consapevole di avere alle spalle le luci soffuse della casa, il sicuro chiacchiericcio dei grandi, e davanti a sé un vetro robusto che non si può superare. Non so pensare ad un'altra cosa, che evochi di più quel senso di smarrimento e attrazione verso l'immensa vastità del buio sconfinato, inaccettabile e terrificante, a meno che non ci si trovi irrimediabilmente al sicuro. 

venerdì 27 marzo 2015

Il cronogatto e gli spaghetti

Tempo fa fui colpito, per il tramite di +Michele Scarparo , da un acuto post molto dettagliato, che parlava della necessità di seguire un preciso cronotopo durante la narrazione delle scene. Fornire al lettore riferimenti e contesti definiti, assicurare la massima verosimiglianza. Coerenza interna, precisione, rigore oggettivo. 

Consiglio di leggerlo

Fatto? Bene. Dunque la libertà sperimentale, la narrazione per immagini fluide, l'evocazione di pure emozioni, come lampi di luce contro lo schermo buio del possibile? Roba superata, demodé. Letteratura arcaica da ammirare, tuttalpiù, a distanza, in qualche vecchio maestro dei tempi andati, sperando che non ritornino. 

Secondo voi il selvatico coniglio poteva essere d'accordo? 
No.

Un giorno ordinario, in un certo mese dell'anno, qualcuno spezzò con disinvoltura un piccolo mazzo di spaghetti. Il gesto ottenne di dividerli in due gruppi disomogenei e generò un numero imprecisato di frammenti minori, che andarono senz'altro perduti.
I rimanenti bastoncini di semola di grano duro, diversamente spezzati, vennero lasciati cadere verso una superficie tumultuosa di acqua bollente, salata a dovere, contenuta in una pentola di adeguata capienza. Il movimento della mano, che fu preciso, tradiva nell'esecuzione una consumata esperienza, frutto senz'altro della lunga consuetudine; tale impressione trovava conferma nel fatto che l'uomo, nel compiere i suoi movimenti, conversava con naturalezza.

lunedì 23 marzo 2015

Fugace avventura

Un solco di luce, che riga il tramonto, 
un rimbombo eteroclito di tuoni lontani
e sei partita.

La scia del tuo aereo si dissolve meno in fretta 
del profumo che mi hai lasciato fra le dita. 

venerdì 20 marzo 2015

Ritorno alla luce

Questo post partecipa all'evento "Ponti che uniscono", il primo contest letterario gemellato con evento fotografico.
Oh, chi frequenta la tana del Coniglio sa che su cose del genere, da queste parti, c'è sempre lo zampino dell'inesauribile +Ximi Blogghidee che in questo caso si è avvalsa della collaborazione di +Davide Rossi e del suo talento fotografico e organizzativo.

La prima parte dell'evento si è conclusa con la vittoria della meravigliosa fotografia che vedete qui, di +Daniele Bisognin
Ed ora, riposte le reflex, entrano in campo le penne. A questa immagine è dedicato un racconto del Coniglio, dal titolo "Ritorno alla Luce". Il limite prescritto è di mille caratteri.


mercoledì 18 marzo 2015

L'eleganza non è tutto

Di recente pare che i premi letterari in Italia si siano avvicinati ad un numero a 3 cifre. Se ne è accorta anche la Donna Camèl, ossia +Bianca Maria Carchidio analizzando la fioritura della stampa specializzata dopo la candidatura del Libro di Elena Ferrante al premio Strega (che poi la faccenda è del tutto legata al problema del valore intrinseco di quel che si scrive, indipendente da chi lo sponsorizza e come). 
L'argomento è vitale, cruciale, esistenziale. Chiedetelo a Bulgakov, per dire, che fino ad un giorno prima di morire teneva le carte in un cassetto, cercando di evitare un soggiorno in Siberia.
Invece la faccenda, quella della Ferrante e di Roberto Saviano, a noi semplici conigli ci serve solo come introduzione per spiegare come mai la Donna Camél ci ha comandato un insolito Esercizio di Scrittura.
Dunque, basta introduzioni. Sotto con le regole dell'EDS

lunedì 16 marzo 2015

La ladra di parole 3/3


La consegna degli abiti si svolse in un silenzio cupo. Sila era salita nel buio per altri duecentodiciotto gradini, che questa volta si era ricordata di contare, fino ad incontrare un altro pianerottolo illuminato. L’apertura sulla parete dava l'accesso ad un locale basso e stretto, che assomigliava ad un magazzino; la Guardia, seduta dietro un tavolaccio all'ingresso, le consegnò un involto di stoffe e le indicò un paravento in un angolo della stanza. Sila si cambiò in fretta, rabbrividendo nell'aria gelida, poi si avvicinò all'uomo per consegnarle i suoi abiti. Solo in quel momento, uscita dalla penombra, si accorse che la veste che aveva indossata non era scarlatta, come quelle degli altri prigionieri, ma brillava di un vivido turchese.

- Getta pure i tuoi abiti nel contenitore laggiù, e poi seguimi.
Sila obbedì e andò dietro al passo svogliato della Guardia. Quando questa si avviò verso l'alto, proseguendo la salita lungo la cupa scalinata, non seppe trattenere un'esclamazione di sorpresa, che l'altro ignorò. In silenzio e nell'oscurità, salirono molto a lungo; dopo i primi cinquemila gradini lei smise di contarli, concentrandosi sul proprio respiro affannoso e sul dolore pulsante dei muscoli.
Durante l'ascesa avevano oltrepassato diversi pianerottoli, che davano accesso ad aperture nel pozzo del tutto simili a quelle che aveva già visto nei livelli inferiori. Al di là si intravedevano stanze di vario genere, che le parvero di volta in volta magazzini, dormitori, eleganti strutture simili a chiese, o biblioteche. In un caso le sembrò di scorgere un'immensa piazzaforte, dalla quale a sua volta si dipanavano molti corridoi, scavati nella pietra, grandi come viali; i rumori e le immagini che colse le diedero l'impressione di una sorta di città sotterranea, contenuta in quel pazzesco edificio. Considerò la possibilità che tutto, a cominciare dalla sua cattura durante il volo, fosse soltanto un'allucinazione, un elaborato sogno indotto dalle droghe: ma allo stato attuale, non faceva alcuna differenza. La sua realtà era tutta lì, nel cerchio di penombra dove metteva i piedi, nel dolore alle gambe, nel respiro aspro che le spezzava il torace.

domenica 15 marzo 2015

Le 5 cose che



Succede che una fanciulla blogger e appassionata di scrittura che si fa chiamare +Sylvia Green ha aperto sul suo blog una nuova rubrica, chiamandola #writingtag. Questa è ispirata ad una tendenza, in auge su youtube, per la quale si fanno video sul tema "le cinque cose". Sylvia ha deciso di fare una cosa del genere, coinvolgendo altri amici virtuali, su argomenti scelti da lei, ma utilizzando la forma scritta. Ed è un bene, perché il Coniglio non avrebbe avuto alcuna possibilità di comparire in un video!

Ordunque, siamo stati chiamati in causa per un #writingtag relativo alla scrittura; una cosa nata dalla passione per un noto "format" di video su Youtube che consiste nella creativa enunciazione di gruppi di cinque elementi, connessi da un tema. Quindi il titolo è: "Le cinque cose che proprio non sopporto in un testo scritto".

giovedì 12 marzo 2015

La ladra di parole 2/3


- Lei sapeva che il primo uomo ad intuire qualcosa della realtà ultima dell’universo fu ucciso dai suoi stessi compagni? Aveva sfiorato con le proprie mani impure un lembo del velo inviolabile steso sulla realtà, affinché noi non la contaminiamo.


La voce del Ricondizionatore sembrava provenire da molto lontano e, allo stesso tempo, era subito tutt’intorno alla sua testa. Un punto, nessun punto, tutti i punti; Sila si domandò che senso avesse la sua concezione dello spazio, in un contesto come quello. Sapeva che l’avevano addormentata, prima di lanciarla alla deriva in una delle Capsule di Trattamento, in prossimità di uno dei numerosi satelliti che orbitavano a grande distanza da Retelgeuse. Si sforzò di scacciare quel pensiero e la sensazione di vertigine che l’aveva assalita. Considerò la sua assenza di peso e l’impossibilità di percepire, nel vuoto interplanetario, un qualche punto di riferimento.

- Si chiamava Ippaso. È successo quasi tremila anni fa, in una regione della Terra che gli uomini hanno chiamato Magna Grecia; a quei tempi, il mondo non era meno civilizzato di adesso, e forse più consapevole della necessità di un limite.

mercoledì 11 marzo 2015

Relazione fra rapporto rinocraniale ed età anagrafica nel "Suis loquens anglicus"

Partiamo con una dichiarazione d'intenti: fin dai tempi antichi è noto che bizzarria, e tendenza a trascendere la realtà, sembrano caratteristiche legate indissolubilmente alla personalità del celeberrimo irrazionale a cui è dedicata questa edizione del Carnevale.


Invero, la sua presenza, come quella dei suoi simili (gli irrazionali e i rapporti incommensurabili dai quali derivano) ricorre con pervicace costanza all'interno dei più insospettabili contesti, inserendosi a gamba tesa all'interno delle relazioni più innocenti, come quella, che costò la salute a Pitagora e la vita a Teano, fra il lato del quadrato e la sua diagonale.


Ed è altrettanto inconfutabile che l'albero della scienza ama far germogliare le proprie verità anche dalle ramificazioni più improbabili, all'apparenza disseccate e ridondanti, e che molte delle scoperte che hanno marcato il passo dell'evoluzione culturale umana sono nate dai contesti più impensabili ed eterodossi (Eterocliti, diremmo, per amor di collegamenti fra iniziative interessanti)


Dunque non c'è ragione per cui una mente irrequieta, curiosa e intraprendente, come quella del Coniglio, non possa approfittare delle sue attuali condizioni familiari per chiedersi, con spirito sperimentale e un qualche rigore metodologico, se esista una relazione precisa che lega la dimensione del naso a quella della testa nei personaggi principali di "Peppa Pig", e se tale relazione è a sua volta funzione dell'età anagrafica dei soggetti in questione.


Tutto questo dovrebbe dirla lunga sulle "peculiari e attuali condizioni familiari" di cui sopra, e sul tempo in cui la televisione di casa è tristemente puntata sul canale 43 del DT.

domenica 8 marzo 2015

La ladra di parole - 1/3

Spesso mi sveglio di notte e sono impregnata di quell’odore; aspro, pungente, come la muffa; non riesco a levarmelo di dosso. La stanza ne è invasa, mi impedisce di respirare. Rivedo le pagine: la finestra è socchiusa e lascia entrare una lieve brezza. I fogli si agitano con piccoli scatti convulsi, come un groviglio di serpenti. Alcuni minacciano di sollevarsi in volo, sbattono furiosi, come ali staccate dal corpo. Mi allontano dal tavolo, disgustata; vedo il nugolo di pulviscolo che si stacca da quella carta schifosa e invade la stanza, cercando di entrare nei miei polmoni. Vorrei fuggire, ma l’orrore mi paralizza  e non riesco ad andare né avanti né indietro.

Un brusio lontano e indistinto cresceva d’intensità, spingendosi dal nulla fino ai margini della coscienza della ragazza; alla fine si rese conto che l’IA l’aveva interrotta con una delle sue domande.
- …nel sogno?
- Cosa?
- Ho chiesto se questo succede nel sogno.

martedì 3 marzo 2015

La colonia "F"

In questi giorni il Coniglio ha un po' da fare. È impelagato in un paio di progetti complessi, ha una congiuntura lavorativa sfavorevole e vive in una famiglia i cui membri più piccoli hanno raccolto il peggio del panorama microbico circostante per portarselo a casa. 
Questo vuol dire che stasera vi propino una carota dalla "riserva", un modo carino per dire "roba vecchia che avevo nelle budella del Dropbox".
Spero che vi piaccia. 
Ma, se non vi dovesse piacere, se fosse più brutto del solito, ne saremo anche più felici; perché vuol dire che ehi, insomma, a furia di scrivere siamo migliorati! 

Il Cittadino era seduto da un lato del tavolo, nella tipica posa dei veterani delle Colonie: la grossa testa gli ondeggiava lentamente mentre parlava, come un frutto maturo che stesse per cadere dall'albero.
Gli stranieri gli chiesero educatamente come si chiamava, ma questo sembrò stranamente irritarlo.
"Come mi chiamo non ha importanza", disse "non abbiamo l'abitudine di usare un nome fra di noi. A voi sembrerà molto strano, certo. Il fatto è che qui alla colonia F siamo felici, e le cose ci vanno bene così".
Gli altri capirono che non era il caso di interromperlo.