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domenica 11 gennaio 2015

Dove va a dormire il sole?

Strisce argentate, irregolari e frastagliate, solcavano lo sfondo del cielo scuro; violenti graffi di luce che bucavano lo sfondo cobalto, tutto intorno alla palla violacea del sole. Sull’orizzonte basso i drappi dell’aurora boreale ondeggiavano con maggior violenza, impigliandosi ai contrafforti delle montagne come spettrali ragnatele, spinte dal vento di ioni che agitava gli ultimi brandelli dell’atmosfera.

Dalla plancia dell’aerostato, l’uomo ai comandi ammirò, forse per l’ultima volta, quella poderosa espressione di selvaggia bellezza; decine di chilometri più in basso, le fertili pianure sulla superficie del Disco sembravano tendersi verso l’alto, come per catturare gli ultimi raggi di luce e calore, prima della lunga notte. L’astro nel frattempo era giunto sul bordo, la sua aura abbacinante iniziava ad eclissarsi dietro i massicci rocciosi che crescevano al limitare della superficie piatta.
Una voce, gracchiante e metallica, irruppe nel profondo silenzio della cabina, ma senza riuscire a farsi largo nella tensione di quel momento epocale, che sembrava accumularsi nell’aria, come un campo elettrico: - Emerol, è il momento.
Per un attimo non successe niente. Il giovane filosofo restò lì, fissando il sole che se ne andava, e quel mondo morente; all’improvviso gli fu del tutto chiaro che ciò che avevano fatto non sarebbe servito a salvarli, né a salvare la propria gente. Eppure, non esitò a lungo: cercando di dominare sia l’eccitazione che la paura, spinse una leva, lasciando fluire tutta l’energia all’impianto antigravitazionale del velivolo. La sensazione era simile a quella che si prova dentro un elevatore, ma molto più intensa.
Quando riuscì ad aprire gli occhi, non riuscì a decifrare subito ciò che aveva davanti. Restò immobile, incapace di qualunque reazione; poi spalancò la bocca, riprese a respirare e sussurrò: - Grandi Dei! Non è possibile!