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mercoledì 25 febbraio 2015

Sogni di crisalidi

C’è un rumore sottile, che dura da qualche minuto; mi afferra la mente nel sonno e mi riporta a galla, anche se tengo gli occhi chiusi. Ascolto di nuovo. Mi ricorda il raschiare stridulo che facevano le ruote dei camion sull’asfalto, nei giorni di pioggia, quando la vecchia strada era ancora aperta. Sollevo le palpebre; un raggio fioco e argenteo trafigge l’oscurità polverosa della camera: è quasi l’alba. Il fruscio è continuo, forse sale e scende d’intensità, ma non si allontana.
Mi alzo, socchiudo la finestra; no, non viene nessuno. La via è deserta, ammicca luccicando, un rigo d’argento fra le pieghe nebbiose della vallata. Da quando se ne è andata, sono solo. Oh, lo sapevamo entrambi, che non sarebbe rimasta, non dopo l’evacuazione del villaggio. Una ragazza di città, la mia Emma; me lo dicevano tutti, ad ogni occasione: bravo, Ted, hai scelto una buona moglie, bella, di buon carattere. Ma sarà sempre una ragazza di città.