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lunedì 16 marzo 2015

La ladra di parole 3/3


La consegna degli abiti si svolse in un silenzio cupo. Sila era salita nel buio per altri duecentodiciotto gradini, che questa volta si era ricordata di contare, fino ad incontrare un altro pianerottolo illuminato. L’apertura sulla parete dava l'accesso ad un locale basso e stretto, che assomigliava ad un magazzino; la Guardia, seduta dietro un tavolaccio all'ingresso, le consegnò un involto di stoffe e le indicò un paravento in un angolo della stanza. Sila si cambiò in fretta, rabbrividendo nell'aria gelida, poi si avvicinò all'uomo per consegnarle i suoi abiti. Solo in quel momento, uscita dalla penombra, si accorse che la veste che aveva indossata non era scarlatta, come quelle degli altri prigionieri, ma brillava di un vivido turchese.

- Getta pure i tuoi abiti nel contenitore laggiù, e poi seguimi.
Sila obbedì e andò dietro al passo svogliato della Guardia. Quando questa si avviò verso l'alto, proseguendo la salita lungo la cupa scalinata, non seppe trattenere un'esclamazione di sorpresa, che l'altro ignorò. In silenzio e nell'oscurità, salirono molto a lungo; dopo i primi cinquemila gradini lei smise di contarli, concentrandosi sul proprio respiro affannoso e sul dolore pulsante dei muscoli.
Durante l'ascesa avevano oltrepassato diversi pianerottoli, che davano accesso ad aperture nel pozzo del tutto simili a quelle che aveva già visto nei livelli inferiori. Al di là si intravedevano stanze di vario genere, che le parvero di volta in volta magazzini, dormitori, eleganti strutture simili a chiese, o biblioteche. In un caso le sembrò di scorgere un'immensa piazzaforte, dalla quale a sua volta si dipanavano molti corridoi, scavati nella pietra, grandi come viali; i rumori e le immagini che colse le diedero l'impressione di una sorta di città sotterranea, contenuta in quel pazzesco edificio. Considerò la possibilità che tutto, a cominciare dalla sua cattura durante il volo, fosse soltanto un'allucinazione, un elaborato sogno indotto dalle droghe: ma allo stato attuale, non faceva alcuna differenza. La sua realtà era tutta lì, nel cerchio di penombra dove metteva i piedi, nel dolore alle gambe, nel respiro aspro che le spezzava il torace.