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lunedì 25 maggio 2015

Crisi industriale

Il Presidente Miovsky ruotò il pomello del campo gravimetrico con un minuscolo gesto delle dita sottili; le due eleganti poltrone anatomiche vibrarono, mentre i giroscopi ne stabilizzavano la discesa. In pochi istanti, il suo sedile e quello del suo ospite erano di nuovo posati sul pavimento del salone, al centro della grande cupola di cristallo che ne costituiva buona parte del soffitto. Al di là delle pareti invisibili, l’aurora boreale allungava le sue dita spettrali contro il manto gelato dell’oceano di Cerere, quattrocento chilometri più in basso.
- Spettacolo notevole, non è vero, Consigliere?
Il bicchiere di ghiaccio vetrificato dondolò nella mano del Consigliere I’Chan e il livello del liquido ambrato al suo interno oscillò leggermente.
- Magnifico, Presidente – concesse. - Posso dire di aver visto ben poche cose altrettanto sbalorditive nella mia breve vita.
- Lo spazio, mio caro I’Chan, è l’unica cosa che è rimasta, per quelli come noi.
Un gesto dell’ospite, deferente e cortese, lo indusse a chiarire il suo pensiero. Di nuovo le dita sottili sfiorarono il bracciolo della poltrona; le note velate di un’antica sinfonia di Debussy riempirono la stanza, come gocce di pioggia in un tramonto d’estate.
- Chi è mosso dal vento del progresso – continuò - non può che sospingere innanzi a sé le frontiere di questo nostro piccolo mondo. E l’unica direzione in cui è possibile progredire, oggi giorno, conduce là fuori, oltre i confini del Sistema Solare; non c’è niente, al di qua di quel limite, che valga la pena di esplorare.