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martedì 2 giugno 2015

Ultimo desiderio


Un uomo avido, nel pieno dei suoi anni, giunse infine in possesso della vera lampada dei desideri. In preda alla più viva eccitazione, si chiuse nella propria stanza e si diede a sfregarla vigorosamente, ottenendo in breve di far comparire il genio.

Questi, ben diverso da come l’uomo se l’era immaginato, pareva un essere mite e tranquillo; appariva sereno, posato, del tutto disinteressato alla faccenda. Spiegò la questione dei tre desideri, così come la riportano le tradizioni consuete: nessun limite, se non quello del numero, e di un corretto enunciato, privo di ambiguità.
- Fai attenzione – raccomandò – alla precisione e al rigore della tua matematica: molti, prima di te, si sono dannati l’esistenza proprio per questa superficialità.
L’uomo aveva da tempo preparato i suoi piani, riflettendo con cura, perciò espresse senz’altro la sua volontà: - desidero queste tre cose: una miniera inesauribile, che contenga una quantità infinita di pietre preziose, una illimitata fonte di energia per estrarle, e un’esistenza di durata infinita per potermi godere potere e ricchezze.