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lunedì 28 settembre 2015

Il trucco

- Si tratta solo di una piccola superstizione; una mania innocua, che mi concedo da sempre.

Il Campione aveva una voce flebile, che nei toni più acuti tendeva a diventare stridente. L’addetto alla vigilanza lo squadrò di nuovo, lasciando scorrere il suo sguardo esperto sulla figura che gli ondeggiava davanti, incapace di mantenersi ferma nella stessa postura per più di qualche istante.
Era molto diverso da come lo aveva immaginato; l’idea che aveva avuto di quell’uomo, schivo e riservato, era comunque piuttosto vaga e infarcita di stereotipi. Un campione è un campione! si era detto il vigilante, mentre aspettava fuori dal Palazzo dei Giochi, impettito nella sua uniforme blu scuro, la fascia con i colori nazionali che lo costringeva a tendere i muscoli addominali. Lui era arrivato puntuale; era sceso dalla macchina dell’organizzazione con gesti impacciati, compiendo qualche passo corto e frettoloso, girando la testa qua e là, con fare disorientato, come un pollo.
 Non che il vigilante fosse un appassionato di scacchi; aveva giocato da ragazzo e ricordava le regole più importanti. A casa, da qualche parte, aveva conservato una piccola versione economica del gioco, in legno e plastica, che non veniva usata da anni. Non gli interessava il torneo e del Campione, prima di quell’incarico, aveva sentito parlare soltanto per caso, come di una delle ragioni di prestigio nazionale.